philosophy

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La verità è il tronco dell’albero

Lo stile dà un bel fogliame

Emozione e ragione non sono due

Occorre leggere ogni sfumatura del sentire

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Lu Ji, l’Arte della scrittura, III Scegliere le parole, Guanda 2002

 

Il tema contemporaneo del progetto di architettura è l’integrazione ossia il completamento, l’unione di più elementi che si completano l’un l’altro. Nello specifico l’unione, o meglio la rinnovata unione, della conoscenza e uso degli elementi della natura con la pratica del progetto di architettura che li ha sostanzialmente annullati nella sua storia recente.

 

Mutamento

La città è il luogo dove si sedimentano e si rendono visibili e leggibili le tracce della storia degli esseri viventi. Come una scrittura, la città è la narrazione, a volte poetica, più spesso prosaica, del mutamento incessante e non arrestabile, delle variazioni e alterazioni, non temporanee, che avvengono nelle componenti strutturali della società umana. Come ogni scrittura la città ha una metrica, una struttura ritmica che rende intelligibile il suo procedere attraverso lunghezze, pause, accentuazioni, rime.

Nella Grecia classica il termine per definire il mutamento era μεταβολή da μεταβάλλω «gettare avanti, oltre». Nella filosofia di Aristotele, il termine designa il passaggio dal non-essere all’essere, dall’essere al non-essere, da un essere ad altro essere. Troviamo la stessa etimologia nel termine progettare dal latino “pro jacere “ gettare avanti, oltre”.  Il progetto è quindi intrinsecamente mutamento, motore del mutamento, contiene in se un pensiero dinamico di futuro.

Da μεταβολή trae altresì origine il termine metabolismo utilizzato in biologia per definire l'insieme delle trasformazioni chimiche ed energetiche che si verificano nelle cellule di un organismo vivente e ne garantiscono l'accrescimento, il movimento, il rinnovamento ma anche il mantenimento.

Il termine trasformazione ha una diversa etimologia che deriva dal latino trans (oltre) e forma (aspetto) ed ha quindi un diverso connotato. Al di là del senso comune acquisito dal termine, la trasformazione si ferma quindi al cambiamento di un’entità fondamentale per l’identità di un fenomeno che è la sua forma non cambiandone l’essenza che pur, nel cambiamento, rimane la stessa.

Lo studio circa il mutamento della città contemporanea non si può quindi limitare a studiare la trasformazione (cambiamento di forma) della sua architettura certamente rivelatrice di processi più complessi anche se non esaustivi ma si deve necessariamente integrare a una attenta ricerca su questi stessi processi. Questo significa, se non si vuole che tale studio sia organico al mantenimento sostanziale dello status quo della struttura della società contemporanea, studiare il metabolismo della città ovvero i flussi di materia ed energia che avvengono all’interno delle sue diverse componenti. Laddove per materia ed energia non si intende solo la componente fisica di questi flussi ma anche e soprattutto più estesamente quella sociale, economica, culturale, psicologica, la vita insomma.

My attack is not against form, but against form as an end in itself. Form as an end inevitably results in mere formalism. This effort is directed only to the exterior.  But only what has life on the inside has a living exterior. Only what has intensity of life can have intensity of form.

Every “how” is based on a “what.” The un-formed is no worse  than the over-formed. The former is nothing; the latter is mere appearance. Real form presupposes real life.

Mies van der Rohe, A letter on form in architecture 1924 Translated from the German by Philip Johnson.  Museum of Modern Art.  New York, NY: 1947

 

 

Ambiente

L’architettura è l’elemento che l’uomo interpone originariamente tra se e l’ambiente naturale e poi sempre più anche tra se e l’ambiente costruito. La funzione originaria dell’architettura è di proteggere ma poi sempre più di consentire all’uomo di esercitare le sue abilità, di concentrare le sue limitate energie sul conoscere che è l’essenza della sua esperienza sulla terra, la cultura, l’abitare poeticamente.

La mediazione tra uomo e ambiente è la base materiale e ideale dell’architettura. L’architettura, come l’uomo stesso, è immersa nell’ambiente naturale e costruito e partecipa a una realtà esperienziale; essa deve essere quindi percepita come una totalità multidimensionale in modo integrato e senza separazioni artificiose. Il mondo è la totalità dei fatti non delle cose (L.Wittgenstein, Tractatus logico-philosophicus)

La nostra reazione alla architettura deriva dalla risposta globale del nostro corpo e della nostra mente alle condizioni ambientali in cui quella architettura vive e dalla percezione globale di queste condizioni. In architettura non esistono spettatori, solo protagonisti.

 

Presente

L’ambiente è in profondo e rapido cambiamento. Il cambiamento è determinato da fenomeni naturali e dall’azione dell’uomo. L’umanità vive, per la prima volta nella propria storia, l’incertezza di avere un futuro. Per la prima volta in modo tendenzialmente unanime la comunità scientifica condivide la convinzione che l’attuale modello di sviluppo non possa che produrre eventi catastrofici. L’uomo è l’unico essere vivente in grado di modificare radicalmente il proprio habitat. L’uomo è l’unico essere vivente, per la prima volta dall’esistenza del pianeta che ci ospita, ad essere in grado di operare per la propria autodistruzione. Costruire e abitare sono le attività umane a maggiore impatto ambientale. Questo è il presente. L’architettura vive nel presente e del presente deve cogliere l’intima struttura. Se l’ambiente cambia, l’architettura deve cambiare. La vera architettura è sempre oggettiva ed è espressione dell’intima struttura dell’epoca nel cui contesto si sviluppa” (Mies Van der Rohe – lezione all’IIT di Chicago)

 

Costruire senza costruire

Come sottolineato, il progetto e il progetto di architettura in particolare è prefigurazione del futuro, ricerca  e innovazione ne sono parte organica e ineludibile. Un percorso di critica ambientale dell’Architettura parte dall’ approfondimento di alcuni temi contemporanei capaci di fornire strumenti per la smaterializzazione del fare architettura:

limite - Lo sviluppo e la crescita che ne consegue non possono essere illimitati in un luogo limitato quale è la città, il territorio, il pianeta. La crescita illimitata, la sottrazione incontrollata di suolo e risorse portano al collasso. Il progetto deve individuare le modalità per sostituire progresso a crescita  e per trasformare il limite in occasione di una nuova estetica.

quantità - Il presente è caratterizzato da sovra produzione, sovra crescita, sovra urbanizzazione, sovra antropizzazione. La ricerca di cento anni fa del movimento moderno sull’existenzminimum ovvero sulle superfici minime per una esistenza socialmente, fisicamente, spiritualmente appagante si rinnova su presupposti opposti: quali sono le superfici minime per negare spreco e superfluo?

cura Platone nella Repubblica descrive la città come un pascolo che necessariamente deve essere nutriente e sano. Alla stesso pensiero arriva Heidegger  (costruire, abitare, pensare) quando scrive che per costruire bisogna sapere abitare laddove il tratto fondamentale dell’abitare è l’aver cura.

senso - un’architettura oggettiva, attenta al presente, più che reiterare nuove trasformazioni in un territorio sovra trasformato, nuovi edifici in luoghi sovra costruiti assume il compito di dare senso a questi stessi luoghi, comprendendo i nuovi processi mediatici, rivdendo gerarchie, creando nuove relazioni, aperture e dialoghi tra spazi e eventi.

sole - senza radiazione solare non esisterebbe vita sulla terra. E’ nota la definizione di Le Corbusier: “l’architettura è il gioco sapiente, rigoroso e magnifico dei volumi raccolti sotto la luce”. L’analisi dinamica del rapporto tra architettura /sole /luce/energia, la comprensione delle geometrie solari hanno l’obbiettivo di dimostrare che il progetto garantirà il diritto al sole ai diversi organismi viventi che in questi luoghi saranno ospitati e la migliore luce ai diversi volumi del progetto.

materia - Mies Van der Rohe dice: “Nessun progetto è possibile finché i materiali con cui è pensato non sono completamente capiti”. Andrea Palladio nel primo dei quattro libri dell’architettura dopo avere dedicato il capitolo I alle “tre cose che in ciascuna fabrica (come dice Vitruvio) devono considerarsi, senza le quali niuno edificio meriterà esser lodato; e queste sono l’utile o commodità, la perpetuità e la bellezza”  parla al cap. II dei legnami, al cap. III delle pietre, al cap. IIII dell’arena, al cap. V della calce e del modo di impastarla, al capitolo VI dei metalli. I materiali in architettura non sono questione da delegare alla tecnologia. Attraverso lo studio dei materiali innovativi e non convenzionali passa la ricerca per la smaterializzazione del progetto.

metabolismo – l’architettura è un organismo vivente, dietro alla sua forma si determinano, fluiscono, si modificano energie, si attivano relazioni, si consumano nutrienti, si producono modificazioni e scarti ……… comprendere e finalizzare questi processi è presupposto per pensare vita nel progetto.

 

 

 

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